Poverty – La pauvreté – Anna Maria Castelli


Nell’attesa dell’uscita del clip ufficiale posto nuovamente il preview 🙂 Buona serata a tutti voi

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Le tango Nicaragua et Les anarchistes – Anna Maria Castelli


Dopo Muss es sein es muss sein altri due brani di Léo: Le tango Nicaragua e Les anarchistes. Sono due brani molto rappresentativi di questo grandissimo autore e, spero, vi aiuteranno ad entrare un po’ di più nel suo universo. Registrato sempre in occasione della prima edizione del Festival Teatro Canzone Giorgio Gaber alla cittadella del Carnevale di Viareggio nel luglio 2004. Buona serata a tutti voi


Questa NON è una poesia di Alda Merini ma è stata a lei dedicata da un poeta, uno qualunque, uno dei tanti (si fa per dire), tale Abner Rossi. E, fra tutte le cose dette e scritte di Alda questa mi sembra la più vera, quella a lei più vicina. Grazie Abner, ancora una volta

Abner Rossi Blog Ufficiale

 

Provo sempre fastidio
quando sento

che mi fioriscono gli alluci.

Ho tolto gli specchi dalla mia casa,

per limitare la mia immagine ai tuoi occhi


e nuda mi sento vergognosa e vigliacca


come un paese inutile


dove tutti guardano e nessuno vede.

Provo fastidio anche quando

le mie mani invecchiate

marciscono come rose da troppo recise

e fanno sesso con la mia anima

ipotizzando sceneggiature irreali

di un noi quasi film, quasi commedia,

quasi morte su litorali infiniti.

E tu mi vieni a dire che ti piace

la genialità della mia mente folle,

quando io per anni, in te, ho cercato

solo quel tanto di fisico

che riesce ogni volta a resuscitarmi,

a togliermi il respiro, a portarmi in cielo,

a darmi l’equiparazione divina,

che è il mio unico interesse civile.

Ah se tu sapessi quanto il mio corpo,

aggredito da irriverenti terremoti,

ti adora e ti brama!

Come se…

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Maddalena – Anna Maria Castelli


Alcuni anni fa ho avuto il piacere di conoscere Carlo Faiello, al Festival dei Popoli Mediterranei di Bisceglie,  crocevia di culture, di popoli, di influenze musicali, un vero festival dei popoli.

Lui vive a Napoli, città in cui mi riconosco profondamente da sempre sia per le origini campane di mio padre sia per la straordinaria familiarità che sento con quella città.

Quando mi ha proposto quindi di interpretare alcuni brani, fra cui questa bellissima Maddalena, in sostituzione di Lina Sastri per una registrazione, mi sono sentita onorata e felice. E’ vero, avevo interpretato già altri brani del repertorio della canzone napoletana ma, in questo caso, si trattava di composizioni originali e ben interpretati da musicisti di tutto rispetto. Con un po’ di soggezione ho registrato cinque tracce il cui risultato  porto sempre nel cuore;  ogni tanto mi piace però aprirlo per offrire uno di questi brani, quello a cui tengo particolarmente visto il tema: chi è stato al sud, chi lo ha frequentato un po’ ha sicuramente incontrato una Maddalena, personaggio sapientemente evocato dalla penna di Carlo Faiello, testuale e musicale.

Buon ascolto a tutti voi, amici cari.

 

Muss es sein es muss sein – Anna Maria Castelli


Ho incontrato i testi di Léo Ferré molti anni fa ma soltanto nel 2000 ho avuto modo di conoscerlo “davvero”. E’ stato un avvicinamento lento e, forse, attraverso una delle opere più belle siano mai state scritte nell’ormai secolo scorso, l’Opéra du Pauvre.  Un’opera straordinaria composta per 13 personaggi, cantanti e recitanti (che, per sua espressa volontà, dovevano essere interpretati da un’unica voce), coro e orchestra. Ma di quest’opera straordinaria avrò modo di parlarne qualche “post” più avanti.

L’importanza che Léo ha avuto nella mia vita artistica è enorme e diffondere solo un’infinitesima parte della sua incredibile e vasta scrittura poetica e musicale è per me un dovere ancora prima che un piacere. Lui mi ha dato la chiave per scoprire cosa significhi veramente essere un’interprete: mettersi a completa disposizione del testo, diventare parola, farsi suono, lasciarsi attraversare da tutte quelle sillabe e da tutti i significati posti in ogni respiro per poter restituire all’ascoltatore il “sentire” dell’autore nel momento della sua composizione. Niente di razionale, niente di intellettuale: emozione, emozione pura. Solo dopo, quando la parola ha trovato la collocazione dentro l’animo di chi ha ascoltato e l’ha ricevuta, solo allora arriva il significato. Ma ormai è già tardi…ormai tutto il tuo essere ha già capito.

Mi piacerebbe quindi  farvi conoscere Ferré non attraverso una sua canzone ma attraverso un testo fantastico da lui stesso tradotto durante la sua lunga permanenza in Italia: Muss es Sein es muss sein. Una bella riflessione poetica sulla musica…

Vi lascio con queste bellissime parole scritte da lui ma con la promessa, per chi ne avrà voglia, di portarvi nel suo mondo intensamente poetico, filosofico e straordinariamente musicale.

A presto, amici cari

Yesterdays – Anna Maria Castelli – 24KGold – Fonè Gold


 

Agosto 2003. Io, Renato e Gianni ci troviamo in un insolitamente assolato Belgio. Siamo stati invitati al Gaume Jazz Festival. E’  la prima volta che suoniamo in trio. Ho lavorato con entrambi ma sempre separatamente ma quando alcuni mesi fa ci hanno invitato al festival  non ho potuto resistere. Così, dopo aver chiesto ad entrambi se avevano voglia di scrivere questa nuova pagina tutti insieme, chiamando a raccolta tutti i brani che avevamo interpretato  scegliendone alcuni per costruire una piccola storia di ciò che è stato il jazz per noi, l’entusiasmo è scattato automaticamente.

Sono le 15.00, fa caldo e noi dobbiamo suonare alle 20.00. Non abbiamo fatto ancora neanche una prova. Siamo affamati, accaldati e stanchi e decidiamo di rimandarla ancora un po’,  anche se sappiamo che alle 17.00 ci aspettano per il soundcheck. Alle 16.00 cominciamo. Più che una prova è un mettere in ordine i brani, vedere se le tonalità funzionano bene anche in trio, se il repertorio più o meno può funzionare, il resto…dopo, sul palco.

Facciamo il soundcheck. Come sempre i tempi slittano e sono rimasti ormai poco più di 30 minuti prima del concerto. Ci aggiriamo in un clima da festa popolare fantastico, un villaggio pieno di tavoli, musica, gruppi che suonano, giovani, vecchi, addetti ai lavori, musicisti…tanti, Paolo Fresu arriva con Pietropaoli sudato e in ritardo per il soundcheck, incontriamo gente curiosa che aspetta con ansia il concerto…e fra una birra e l’altra (difficile resistere alla birra belga 🙂 iniziamo.

Il risultato è qualcosa di magico e, per me, irripetibile, che mi porta a dire, alla fine del concerto: “ragazzi, non possiamo rinunciare a scrivere questa pagina, a mettere nero su bianco…prima che il tempo cambi”. Dopo un mese siamo a Milano,  al  Mu Rec Studio, la sala di registrazione che, registrando ancora in analogico, ha ospitato i più grandi nomi del jazz internazionale. Pomeriggio, iniziamo. Decidiamo: buona la prima? E dai, si, ci proviamo, suoniamo, ascoltiamo, vediamo. Concordiamo tutti che non dobbiamo ricercare la perfezione tecnica, l’assolo eccezionale; nessuno vuole emergere ma contribuire a creare una serie di quadri con le canzoni che ci piacciono di più, trasformarle in pretesto per farne ciò che sentiamo giusto fare in quel momento, in quella sala, con i nostri strumenti, con il nostro umore, con il nostro sentimento, con il nostro cuore.

Alle 22.00 il CD è finito. E non lo tocchiamo neanche. Lo lasciamo lì, a decantare, come un buon bicchiere di vino d’annata che ha bisogno di respirare prima di essere assaggiato. Come ci eravamo ripromessi abbiamo registrato 13 canzoni, una dietro l’altra (con qualche pausa fumo per Renato, ovviamente :-). Il giorno dopo riascoltiamo e decidiamo di non rifarne neanche una perchè ciò che è uscito da tutta l’improvvisazione del momento per noi è esattamente ciò che volevamo: un disco perfettamente “imperfetto”!

Il resto è venuto tutto in modo naturale: il mio incontro con Giulio Cesare Ricci della Fonè, il re assoluto dell’high fidelity,  che decide con questo disco di aprire la collana dedicata al jazz: lui purista del superaudio (sono solo 4, oltre a lui, gli ingegneri del suono che lavorano in tutto il mondo alla ricerca quasi spasmodica del suono perfetto)  lui classico, lui che ha sempre inciso solo Salvatore Accardo e altre chicche barocche…decide di imbarcarsi con noi!

Lunga l’avventura che, dopo 7 anni ha portato Giulio Cesare a credere ancora e fortemente, visto il grande successo che questo disco ha riscosso in tutto il mondo, in Something to remember – Prima che il tempo cambi.

Questo è il risultato della nostra scommessa: solo 496 esemplari in tutto il mondo nella versione 24K Gold (si…si….il nostro disco stampato in oro!),  insieme ad altri 100 esemplari in vinile (si…si…il caro, vecchio vinile!)

Peccato che il tempo sia già cambiato e ormai non si creda più nelle “eccellenze”

Grazie Renato, grazie Gianni per questa bellissima pagina di buona musica.

Anna Maria Castelli

Il Postino – Luis Bacalov – soundtrack del film Il Postino, interpretato da Anna Maria Castelli (Mi mancherai di Josh Groban)


In una calda sera d’estate, nel Cortile dei Nobili di Fontevivo, all’interno della rassegna di Musica in Castello, qualcuno ha ripreso questo “bis” che io,  il M° Luis Bacalov e il quintetto d’archi diretto dal M° Duccio Beluffi, abbiamo eseguito a conclusione del concerto “La meravigliosa avventura del tango”.

Il prossimo 29 gennaio, alle ore 17.00 io e Luis saremo di nuovo insieme con questo bellissimo programma all’Auditorium del Suffragio di Lucca e, in replica, il 31 gennaio, alle ore 21,00,  al Teatro Shalom di Empoli, nel prestigioso cartellone de Le giornate busoniane (http://www.informacitta.net/eventomu.php?id=2099&tab=classica&pagina=4)

Sarà per noi un piacere avervi in platea.