Muss es sein es muss sein – Anna Maria Castelli


Ho incontrato i testi di Léo Ferré molti anni fa ma soltanto nel 2000 ho avuto modo di conoscerlo “davvero”. E’ stato un avvicinamento lento e, forse, attraverso una delle opere più belle siano mai state scritte nell’ormai secolo scorso, l’Opéra du Pauvre.  Un’opera straordinaria composta per 13 personaggi, cantanti e recitanti (che, per sua espressa volontà, dovevano essere interpretati da un’unica voce), coro e orchestra. Ma di quest’opera straordinaria avrò modo di parlarne qualche “post” più avanti.

L’importanza che Léo ha avuto nella mia vita artistica è enorme e diffondere solo un’infinitesima parte della sua incredibile e vasta scrittura poetica e musicale è per me un dovere ancora prima che un piacere. Lui mi ha dato la chiave per scoprire cosa significhi veramente essere un’interprete: mettersi a completa disposizione del testo, diventare parola, farsi suono, lasciarsi attraversare da tutte quelle sillabe e da tutti i significati posti in ogni respiro per poter restituire all’ascoltatore il “sentire” dell’autore nel momento della sua composizione. Niente di razionale, niente di intellettuale: emozione, emozione pura. Solo dopo, quando la parola ha trovato la collocazione dentro l’animo di chi ha ascoltato e l’ha ricevuta, solo allora arriva il significato. Ma ormai è già tardi…ormai tutto il tuo essere ha già capito.

Mi piacerebbe quindi  farvi conoscere Ferré non attraverso una sua canzone ma attraverso un testo fantastico da lui stesso tradotto durante la sua lunga permanenza in Italia: Muss es Sein es muss sein. Una bella riflessione poetica sulla musica…

Vi lascio con queste bellissime parole scritte da lui ma con la promessa, per chi ne avrà voglia, di portarvi nel suo mondo intensamente poetico, filosofico e straordinariamente musicale.

A presto, amici cari

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Yesterdays – Anna Maria Castelli – 24KGold – Fonè Gold


 

Agosto 2003. Io, Renato e Gianni ci troviamo in un insolitamente assolato Belgio. Siamo stati invitati al Gaume Jazz Festival. E’  la prima volta che suoniamo in trio. Ho lavorato con entrambi ma sempre separatamente ma quando alcuni mesi fa ci hanno invitato al festival  non ho potuto resistere. Così, dopo aver chiesto ad entrambi se avevano voglia di scrivere questa nuova pagina tutti insieme, chiamando a raccolta tutti i brani che avevamo interpretato  scegliendone alcuni per costruire una piccola storia di ciò che è stato il jazz per noi, l’entusiasmo è scattato automaticamente.

Sono le 15.00, fa caldo e noi dobbiamo suonare alle 20.00. Non abbiamo fatto ancora neanche una prova. Siamo affamati, accaldati e stanchi e decidiamo di rimandarla ancora un po’,  anche se sappiamo che alle 17.00 ci aspettano per il soundcheck. Alle 16.00 cominciamo. Più che una prova è un mettere in ordine i brani, vedere se le tonalità funzionano bene anche in trio, se il repertorio più o meno può funzionare, il resto…dopo, sul palco.

Facciamo il soundcheck. Come sempre i tempi slittano e sono rimasti ormai poco più di 30 minuti prima del concerto. Ci aggiriamo in un clima da festa popolare fantastico, un villaggio pieno di tavoli, musica, gruppi che suonano, giovani, vecchi, addetti ai lavori, musicisti…tanti, Paolo Fresu arriva con Pietropaoli sudato e in ritardo per il soundcheck, incontriamo gente curiosa che aspetta con ansia il concerto…e fra una birra e l’altra (difficile resistere alla birra belga 🙂 iniziamo.

Il risultato è qualcosa di magico e, per me, irripetibile, che mi porta a dire, alla fine del concerto: “ragazzi, non possiamo rinunciare a scrivere questa pagina, a mettere nero su bianco…prima che il tempo cambi”. Dopo un mese siamo a Milano,  al  Mu Rec Studio, la sala di registrazione che, registrando ancora in analogico, ha ospitato i più grandi nomi del jazz internazionale. Pomeriggio, iniziamo. Decidiamo: buona la prima? E dai, si, ci proviamo, suoniamo, ascoltiamo, vediamo. Concordiamo tutti che non dobbiamo ricercare la perfezione tecnica, l’assolo eccezionale; nessuno vuole emergere ma contribuire a creare una serie di quadri con le canzoni che ci piacciono di più, trasformarle in pretesto per farne ciò che sentiamo giusto fare in quel momento, in quella sala, con i nostri strumenti, con il nostro umore, con il nostro sentimento, con il nostro cuore.

Alle 22.00 il CD è finito. E non lo tocchiamo neanche. Lo lasciamo lì, a decantare, come un buon bicchiere di vino d’annata che ha bisogno di respirare prima di essere assaggiato. Come ci eravamo ripromessi abbiamo registrato 13 canzoni, una dietro l’altra (con qualche pausa fumo per Renato, ovviamente :-). Il giorno dopo riascoltiamo e decidiamo di non rifarne neanche una perchè ciò che è uscito da tutta l’improvvisazione del momento per noi è esattamente ciò che volevamo: un disco perfettamente “imperfetto”!

Il resto è venuto tutto in modo naturale: il mio incontro con Giulio Cesare Ricci della Fonè, il re assoluto dell’high fidelity,  che decide con questo disco di aprire la collana dedicata al jazz: lui purista del superaudio (sono solo 4, oltre a lui, gli ingegneri del suono che lavorano in tutto il mondo alla ricerca quasi spasmodica del suono perfetto)  lui classico, lui che ha sempre inciso solo Salvatore Accardo e altre chicche barocche…decide di imbarcarsi con noi!

Lunga l’avventura che, dopo 7 anni ha portato Giulio Cesare a credere ancora e fortemente, visto il grande successo che questo disco ha riscosso in tutto il mondo, in Something to remember – Prima che il tempo cambi.

Questo è il risultato della nostra scommessa: solo 496 esemplari in tutto il mondo nella versione 24K Gold (si…si….il nostro disco stampato in oro!),  insieme ad altri 100 esemplari in vinile (si…si…il caro, vecchio vinile!)

Peccato che il tempo sia già cambiato e ormai non si creda più nelle “eccellenze”

Grazie Renato, grazie Gianni per questa bellissima pagina di buona musica.

Anna Maria Castelli

Kimeo & Kasui – Anna Maria Castelli – Tratto dal Concept album (R)esistere


Oggi, dopo lo spettacolo a cui ho assistito ieri sera e di cui ho ampiamente parlato con il mio post “notturno”, mi è venuta la voglia di creare un piccolo video a commento delle parole di questo brano, Kimeo e Kasui. La storia contenuta in questa canzone, purtroppo, è una storia vera ed è stato solo grazie al racconto fatto da Alex Zanotelli, prete no-global, in uno dei suoi libri se tutto questo è venuto alla luce.

Un breve passaggio dal libro dello stesso Zanotelli:

Volti… volti di ragazze bruciate… di bimbi…

Kasui, una bimba di 7 anni, Kimeo un bimbo di quattro, figli di mamma Minoo, una splendida donna, stroncata dall’Aids lo scorso gennaio. Insieme con padre Antonio avevamo condiviso la cena dello scorso Natale con mamma Minoo e i due bimbi! Morta la mamma, i due bimbi sono rimasti con la sorella Ndinda, di soli quattordici anni, anche lei minata dall’Aids che la stroncò poco dopo, lasciando i due bimbi in balia di se stessi. Questa tragedia familiare li spinse ad un gesto folle. L’undici aprile, Kasui, tenendo stretto per mano Kimeo, si portò sul ciglio del dirupo che sovrasta il grande acquitrino che divide Korogocho dalla discarica. Kasui tentava di trascinare nell’acqua il fratellino che però cercava di contrastare la sorellina dal compiere il folle gesto. Furono salvati da una donna che passava di là. Ce li portò a casa. Decidemmo di chiedere alle suore di Madre Teresa se potevano accettarli. Li accompagnai di persona tenendoli per mano e scrutando quelle due creature per capirci qualcosa… Ma cosa c’è di così demoniaco a Korogocho da portare due bimbi che si aprono alla vita al suicidio? Non dimenticherò mai il volto di quei bimbi…

 

Ho cercato tutto il materiale possibile per cercare di commentare con le immagini le parole di questo brano e mi scuso per la scarsa risoluzione che le foto da me scelte hanno come resa nel video su youtube ma per me ciò che più contava era  lasciare una piccola traccia di una piccola storia che, almeno per una volta, ha avuto un lieto fine. Kimeo e Kasui, per fortuna, ce l’hanno fatta.

Buona visione e…buon ascolto a tutti voi

Carillon (tratto dal CD (R) esistere – Anna Maria Castelli


Un bellissimo CD registrato in Finlandia, a Helsinki, presso il Dipartimento di Musicologia dell’Università.  La mia prima, straordinaria, esperienza “pop”!