Yesterdays – Anna Maria Castelli – 24KGold – Fonè Gold


 

Agosto 2003. Io, Renato e Gianni ci troviamo in un insolitamente assolato Belgio. Siamo stati invitati al Gaume Jazz Festival. E’  la prima volta che suoniamo in trio. Ho lavorato con entrambi ma sempre separatamente ma quando alcuni mesi fa ci hanno invitato al festival  non ho potuto resistere. Così, dopo aver chiesto ad entrambi se avevano voglia di scrivere questa nuova pagina tutti insieme, chiamando a raccolta tutti i brani che avevamo interpretato  scegliendone alcuni per costruire una piccola storia di ciò che è stato il jazz per noi, l’entusiasmo è scattato automaticamente.

Sono le 15.00, fa caldo e noi dobbiamo suonare alle 20.00. Non abbiamo fatto ancora neanche una prova. Siamo affamati, accaldati e stanchi e decidiamo di rimandarla ancora un po’,  anche se sappiamo che alle 17.00 ci aspettano per il soundcheck. Alle 16.00 cominciamo. Più che una prova è un mettere in ordine i brani, vedere se le tonalità funzionano bene anche in trio, se il repertorio più o meno può funzionare, il resto…dopo, sul palco.

Facciamo il soundcheck. Come sempre i tempi slittano e sono rimasti ormai poco più di 30 minuti prima del concerto. Ci aggiriamo in un clima da festa popolare fantastico, un villaggio pieno di tavoli, musica, gruppi che suonano, giovani, vecchi, addetti ai lavori, musicisti…tanti, Paolo Fresu arriva con Pietropaoli sudato e in ritardo per il soundcheck, incontriamo gente curiosa che aspetta con ansia il concerto…e fra una birra e l’altra (difficile resistere alla birra belga 🙂 iniziamo.

Il risultato è qualcosa di magico e, per me, irripetibile, che mi porta a dire, alla fine del concerto: “ragazzi, non possiamo rinunciare a scrivere questa pagina, a mettere nero su bianco…prima che il tempo cambi”. Dopo un mese siamo a Milano,  al  Mu Rec Studio, la sala di registrazione che, registrando ancora in analogico, ha ospitato i più grandi nomi del jazz internazionale. Pomeriggio, iniziamo. Decidiamo: buona la prima? E dai, si, ci proviamo, suoniamo, ascoltiamo, vediamo. Concordiamo tutti che non dobbiamo ricercare la perfezione tecnica, l’assolo eccezionale; nessuno vuole emergere ma contribuire a creare una serie di quadri con le canzoni che ci piacciono di più, trasformarle in pretesto per farne ciò che sentiamo giusto fare in quel momento, in quella sala, con i nostri strumenti, con il nostro umore, con il nostro sentimento, con il nostro cuore.

Alle 22.00 il CD è finito. E non lo tocchiamo neanche. Lo lasciamo lì, a decantare, come un buon bicchiere di vino d’annata che ha bisogno di respirare prima di essere assaggiato. Come ci eravamo ripromessi abbiamo registrato 13 canzoni, una dietro l’altra (con qualche pausa fumo per Renato, ovviamente :-). Il giorno dopo riascoltiamo e decidiamo di non rifarne neanche una perchè ciò che è uscito da tutta l’improvvisazione del momento per noi è esattamente ciò che volevamo: un disco perfettamente “imperfetto”!

Il resto è venuto tutto in modo naturale: il mio incontro con Giulio Cesare Ricci della Fonè, il re assoluto dell’high fidelity,  che decide con questo disco di aprire la collana dedicata al jazz: lui purista del superaudio (sono solo 4, oltre a lui, gli ingegneri del suono che lavorano in tutto il mondo alla ricerca quasi spasmodica del suono perfetto)  lui classico, lui che ha sempre inciso solo Salvatore Accardo e altre chicche barocche…decide di imbarcarsi con noi!

Lunga l’avventura che, dopo 7 anni ha portato Giulio Cesare a credere ancora e fortemente, visto il grande successo che questo disco ha riscosso in tutto il mondo, in Something to remember – Prima che il tempo cambi.

Questo è il risultato della nostra scommessa: solo 496 esemplari in tutto il mondo nella versione 24K Gold (si…si….il nostro disco stampato in oro!),  insieme ad altri 100 esemplari in vinile (si…si…il caro, vecchio vinile!)

Peccato che il tempo sia già cambiato e ormai non si creda più nelle “eccellenze”

Grazie Renato, grazie Gianni per questa bellissima pagina di buona musica.

Anna Maria Castelli

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